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Sanità Camuna


 Anno 2010 - numero 2

MERITATO RICONOSCIMENTO ALLA NOSTRA ASL


Come ogni anno, anche quest’anno Regione Lombardia ha assegnato ai vari direttori generali della sanità quel punteggio che immediatamente riassume in cifra evidente il giudizio che ne dà. Diciamo subito, e non per piaggeria, ma per riscontro oggettivo, che il nostro DG Angelo Foschini, con 89,3 punti, si è posizionato al quarto posto nella graduatoria regionale: una posizione di tutto rispetto.

Senza entrare in dettagli tecnici, quel punteggio non è frutto di valutazioni cervellotiche. A formarlo concorrono diversi parametri o fattori che abbracciano tutto il campo dell’operatività dirigenziale: qualità dei servizi, controllo della spesa, obiettivi raggiunti, e chi più ne ha più ne metta. Insomma si tratta di una valutazione complessa e complessiva che in ultima analisi si traduce poi in un riconoscimento o meno della funzionalità, in tutte le sue componenti, della macchina sanitaria la quale non è solo ospedale, ma medicina di base, servizi farmaceutici. E non basta, perché nel “paniere” entrano anche i servizi sociali erogati sul territorio e la prevenzione. In questa complicata valutazione alla fine ciò che ne esce non è solo il riconoscimento all’operato del DG, quanto piuttosto un riconoscimento che,  attraverso l’operato del DG, va alla squadra nel suo insieme, a formare la quale concorrono, ognuno con il proprio ruolo, le proprie funzioni e responsabilità, dai dirigenti centrali, i dirigenti sanitari, i medici, il personale amministrativo, infermieristico e ausiliario. Si potrebbe
dire, semplificando, che al raggiungimento del risultato concorrono tutti, dal primo all’ultimo, se ci fosse un ultimo. Nella struttura infatti ogni componente è essenziale. Non a caso l’imperativo vincente è fare squadra. Non è sempre facile. Solo che diversamente non
si può fare, se non si vuole grippare il motore.


Anno 2010 - numero 1

IN CORSO D’OPERA


In termini tecnici si chiama Documento di programmazione e di coordinamento dei servizi sanitari e socio-sanitari.

Anno 2010. Si tratta di un corposo volume fitto di analisi, dati, tabelle, grafici e quant’altro mai. è una radiografia ad alta definizione della sanità valligiana. A  realizzare questa radiografia hanno concorso operatori di tutti i Dipartimenti, fornendo le loro competenze professionali e la loro passione.

La metodologia adottata parte dall’analisi dell’esistente, in tutti i suoi risvolti, positivi e negativi. Questa è la fase propriamente ricognitiva. Su questa base vengono delineate e azioni da adottare, definendo gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Il motto che guida l’immane lavoro potrebbe benissimo essere racchiuso nei due verbi, conoscere per agire.


Sul documento si misurano le potenzialità di programmazione della nostra Asl, il che cosa e il come si deve fare. Ma chi non avesse né la pazienza né l’opportunità né il tempo per leggere il tutto dalla prima all’ultima riga, chi volesse subito arrivare al dunque, è presto accontentato con poche ma importantissime osservazioni conclusive. Lo stato di salute della nostra sanità rientra a pieno titolo negli standard regionali, sia per quantità e soprattutto qualità dei servizi erogati, sia per attrezzature ecnologiche sempre più richieste dalle moderne metodiche diagnostiche, e sia per il livello professionale di quanti operano n questo universo. C’è poi il sostanzioso capitolo degli investimenti in edilizia sanitaria.

Si parla di milioni di euro investiti. Del resto ognuno che transiti nei pressi delle nostre strutture ospedaliere può vedere con i suoi occhi che i cantieri sono aperti, che si è all’opera: opportuni tabelloni indicano mporti e tempi. La regola d’oro è quella della trasparenza.


 Anno 2009 - numero 2

Il dovere di informare, il diritto di essere informati

Il ciclo televisivo di informazione promosso dalla nostra Asl risponde da una parte ad un dovere e dall’altra - quale interfaccia inscindibile - ad un diritto.

In questa scelta nulla vi è di autoreferenzialità e ancor meno di propaganda. L’Azienda sanitaria non è un’azienda commerciale anche se pure essa deve attenersi a precise logiche di marketing e comunicazione. E' un’azienda che mira ad un “prodotto” del tutto speciale e non negoziabile: la salute dei suoi cittadini, ben sapendo che dire salute significa aprire subito gli orizzonti vasti della prevenzione, della diagnosi e della cura.

A questo obiettivo l’Azienda indirizza ogni suo sforzo, ogni sua risorsa, perché essa conosce la finalità primaria ed istituzionale del suo esserci ed agire sul territorio. Così stando le cose, altro senso non hanno i continui viaggi del nostro Direttore Generale in quel di Milano, se non per chiedere e sollecitare investimenti (incontrando comunque sempre attenti interlocutori) che si traducano in miglioramento delle strutture ed in qualità dei servizi socio-sanitari.

Certo, è stato detto inelegantemente che il DG si limita “fare il compitino” che la Regione gli assegna. E' il più bel complimento che potesse ricevere. E' proprio così, anche se il termine “compitino” è alquanto infelice nella sua accentuazione un poco dispregiativa.

I risultati raggiunti non sempre sono conosciuti nella loro potenzialità. Intendiamoci bene, conosciuti non già per ricevere applausi ma per essere fruiti a vantaggio e a beneficio di quanti sono costretti a rivolgersi alle nostre strutture ospedaliere (e non solo). Se abbiamo raggiunto livelli di eccellenza, anche a detta di molti che, dopo essere ricorsi alle cure del nostro presidio ospedaliero, inviano alla Direzione dell’Asl umili e sincere testimonianze di gratitudine, è bene che ciò che si fa nei nostri ospedali sia noto per essere - lasciate correre il termine - “sfruttato” al meglio.

Per questo gli “speciali” televisivi che già stanno andando in onda, non vedono come prevalenti protagonisti il DG o i dirigenti sanitari e amministrativi, ma vedono in campo gli operatori ospedalieri, i medici, gli infermieri, insomma quelli che sono in prima linea. Da qui il taglio degli “speciali” e soprattutto la loro destinazione che potrebbe essere riassunta in un motto:

Conosci il tuo ospedale per utilizzarlo al meglio.


 

 Anno 2009 - numero 1

Dolore e sofferenza

E davvero molto sottile il confine tra dolore e sofferenza.

Con il primo termine si è portati di peso dentro l’universo lessicale e reale della salute e della malattia. Non a caso il dolore paradossalmente è ritenuto una spia ‘amica’ delle nostre condizioni fisiche. Purtroppo non sempre è così. Ma lo è nella maggioranza dei casi.

La medicina preventiva si incarica, con sofisticate tecnologie, di scovare il male anche là dove e quando esso non si manifesti attraverso il dolore appunto. E quanto sia preziosa la prevenzione lo dicono le campagne di screening promosse anche dalla nostra ASL e finalizzate a cogliere l’insorgenza di mali subdoli al loro inizio, perché è ormai regola comprovata che più precoce è la diagnosi e maggiori sono le possibilità di cura, specie sul fronte di quelle che una volta erano chiamate malattie incurabili. C’è solo da aggiungere che la medicina ha compiuto passi da gigante anche sul fronte dell’anestesia che letteralmente significa ‘assenza di sensibilità’ ovvero applicazione di un silenziatore che plachi le urla del dolore.

Eppure, anche nel caso (non lontano e non impossibile) che si sconfigga definitivamente la tortura del dolore fisico quando invade il nostro corpo nell’obiettivo di avere un ‘ospedale senza dolore’, purtroppo - e siamo al secondo termine della nostra riflessione - la sofferenza continuerà ad accompagnarci perché essa è una delle condizioni esistentive del nostro essere. La sofferenza, a differenza del dolore, ha mille facce: quella della solitudine, quella del distacco, quella degli affetti calpestati. La sofferenza è presente nella nostra vita anche quando stiamo bene di salute. Allora - in presenza della sofferenza - entrano in campo altri soggetti che si chiamano fede, religione, filosofia, etica, convinzioni, per proporre princìpi e tutto un armamentario che riguarda non il corpo ma la mente.

Perché il problema è dare un significato alla sofferenza. Qui non si tratta di essere più o meno bigotti e soprattutto non si tratta di fare delle proprie scelte ultime e radicali un oppio psicologico. Si tratta semplicemente di interrogarsi sulle vie che una fede apre sul destino dell’uomo. Ascoltare e rileggere, ad esempio, la pagina che Paolo dedica al rapporto tra tribolazione e speranza, tra afflizione e consolazione, tra sentenza di morte e liberazione (2Cor 1,3-11), non è un semplice esercizio culturale ma forse qualcosa di più


 Anno 2008 - numero 4

Questione di stile

Un innocente articoletto, apparso sul n. 3/2008 di "Sanita Camuna" ha scatenato le ire dei sindacati, o meglio di Cisl e Cgil Valcamonica-Sebino.

E la cosa sconcertante e non solo la sproporzione tra eventuale offesa e debordante difesa, ma la vertiginosa caduta di stile che segna dall'inizio alla fine il comunicato delle suddette segreterie comprensoriali, e giusto ed e sacrosanto sollevare problemi, formulare critiche, porre domande, esigere risposte, specie quando la materia del contendere riguarda e tocca la frontiera sensibilissima della sanita.

Comunque nel merito specifico ha gia risposto punto per punto il DG Angelo Foschini. Se qui l'incidente viene ripreso e solo per aggiungere che l'articolo, o almeno nell'articolo in questione, l'intento era solo ed esclusivamente rivolto all'interno della struttura, con il garbato e per niente affatto velato richiamo al dovere di essere squadra e di fare sistema, richiamo naturalmente estensibile anche al piu complesso contesto delle realta valligiane, istituzionali e non. Nella frettolosa
lettura sindacale vi e stato un clamoroso qui pro quo. E poi non c'era assolutamente bisogno di tirare in ballo dei dipendenti con affermazioni del tutto infondate e lesive della dignita personale, perche anche quei dipendenti sono lavoratori a pieno titolo. Non diro il dialogo, ma neppure il confronto si costruisce su siffatti presupposti di partenza che sono voci di corridoio.

Chi scrive ha una qualche legittimazione (vale a dire un'iscrizione quarantennale) per dire anche al proprio sindacato che e incorso in una pesante caduta di stile. E detto questo, sempre chi scrive, senza per altro abbandonarsi a melasse retoriche,
suggerite magari dal clima natalizio, e fermamente convinto che il sistema sanita camuno non e questione di direttori, dirigenti, primari, ma una questione che riguarda tutti. Il 'particulare', come avrebbe detto il saggio Guicciardini, non puo soffocare l'interesse generale, ma deve con esso armonizzarsi nel cercare soluzioni di equilibrio, nel raccordare istanze, diritti e doveri, proprio perche 'acca nisciuno e fesso': compito difficile che richiede lungimiranza. E richiede soprattutto un'inesauribile capacita di individuare e distinguere gli snodi istituzionali e gestionali dell'intricata matassa di competenze. Non sarebbe poi male che, una volta tanto si rinunciasse al ruolo di personaggi in cerca d?autore.

Detto questo, visto che e ormai tempo di auguri, l'augurio che cade a fagiolo e nello sperare e nel desiderare che mai si perda la misura delle cose, la quale sempre si concretizza nella spasmodica ricerca del bene, frutto anche di un qualche slancio di generosita, orgogliosi delle cose che funzionano, 'con-preoccupati' e 'con-impegnati' per le cose che non funzionano o non funzionano al meglio, nello sforzo condiviso di collaborazione che non e collaborazionismo, di responsabilita che non e rinuncia ma faticosa ricerca.

Perche in gioco e sempre quel bene grande che si chiama salute.


 Anno 2008 - numero 3

Chi rema contro

Chi rema contro, rema contro il proprio interesse. e una regola semplice e capitale per ogni realta aziendale complessa e organizzata su livelli diversi di responsabilita, di competenze, di mansioni.

Anche la nostra Asl risponde a queste  caratteristiche. E' una macchina che deve svolgere compiti delicati, rispondere a funzioni che toccano direttamente la persona umana e la toccano nel bene piu grande che essa possieda: la salute. Piu che di una macchina, forse la metafora che meglio esprime la complessita e quella dell?organismo, pensando che appunto tale metafora e entrata nella storia fin dai tempi di Muzio Scevola, per non dire del ricorso che vi fa san Paolo per presentare la sua concezione di chiesa. Certo e che il raffronto si ferma qui e spingerlo oltre il suo significato rischia semplicemente di essere banale o blasfemo.

Detto questo, eventuali applicazioni al campo sanitario devono essere assunte con la pinza. Ma tali applicazioni sono  possibili. Per le caratteristiche (qualcuno dice addirittura per l'anomalia) della nostra Asl che il legislatore lombardo ha riconosciuto, sull'onda lunga di una unanime spinta delle istituzioni valligiane, nella sua peculiarita di azienda chiamata a gestire contestualmente la domanda e l'offerta.

Ora, proprio pensando a siffatta anomalia e necessario che ogni parte della macchina funzioni nel raccordo essenziale e imprescindibile con tutte le altre parti. Occorre cioe fare squadra (altra metafora!). L'impressione e che talvolta questo imperativo sia dimenticato. E l'impressione si registra a livello delle equipes medico-sanitarie e anche a livello del raccordo con le realta che a qualunque titolo operano sul territorio, dalle organizzazioni di categoria alle rappresentanze comunali e sovraccomunali.

Non si vuole ne si deve con questo mettere a tacere eventuali dissensi e soprattutto il sacrosanto dovere di individuare snodi di criticita laddove si verificano. La questione non e di sostanza ma di metodo. Risiede cioe nella capacita di non smarrire mai la volonta di raccordarsi nelle sedi a cio delegate nella ricerca leale ed appassionata delle soluzioni che si ritengono migliori, idonee e percorribili. Pensare di risolvere i problemi remando contro, non solo si fa il male dell'Azienda e il male di se stessi, ma si rischia di fare il male del paziente che e il vero e ultimo fine di ogni azione, di ogni scelta, di ogni strategia.


 Anno 2008 - numero 2

A proposito del lascito Sangalli

A proposito del lascito Sangalli, balzato all'onore delle cronache per un discutibile ricorso giudiziario, forse non tutti sanno che si tratta di un lascito degli anni Trenta del secolo scorso, finalizzato nella volonta della donatrice all'assistenza ospedaliera dei poveri di Bessimo.

Sarebbe interessante conoscere la lista degli attuali potenziali beneficiari. Ma, anche se la lista ci fosse, sarebbe impossibile assistere gratuitamente i poveri ipotetici di Bessimo, perche i beni del lascito, nelle condizioni in cui si trovano, non rendono
un soldo. Bene, cio premesso, la Direzione Generale dell'Asl di Vallecamonica Sebino, espletate tutte le procedure di legge, fatte tutte le perizie del caso, raccolti tutti i pareri che si richiedono, decide di mettere in vendita quei beni, perche sono suoi e poi per utilizzare la cifra che se ne ricaverebbe per alcuni importanti programmi sanitari.

Ma contro questa proposta si agita e non poco un Comitato costituito pochi anni fa a Bessimo e presieduto niente meno che da un Cavaliere della Repubblica. Questo Comitato o Associazione che dir si voglia minaccia ricorsi a destra e a manca se si dovesse procedere all'alienazione di quei beni. A quale titolo non si sa, anche perche, nei vari passaggi legislativi, la proprieta di quei beni fa capo incontestabilmente all'Asl di Vallecamonica-Sebino.

A questo punto sorge spontanea una domanda: ci siano o non ci siano i titoli legali per agire in tribunale, coloro che hanno fatto ricorso per bloccare le procedure di vendita, sanno che in questo modo si sono assunti una gravissima responsabilita morale? Quella di bloccare il reperimento di quei fondi, indispensabili per portare a compimento, ad esempio (ma e solo uno degli esempi che si possono fare) l'attuazione del servizio di radioterapia oncologica. Decine di donne mastectomizzate
dovranno continuare il loro calvario del scendere a Brescia e risalire in Valle due volte alla settimana perche prima, per il
Comitato e il suo Cavaliere, viene la causa dei fantomatici poveri di Bessimo di Rogno. Complimenti!


 Anno 2008 - numero 1

Nuovi Obiettivi

Dopo la riconferma alla guida della sanita camuna, Angelo Foschini poteva, per cosi dire, guardare al prossimo triennio in una logica di ordinaria tranquilla amministrazione. Dalla prima conferenza stampa, convocata e tenuta all'indomani della riconferma, il Direttore ha dissolto ogni equivoco (qualora albergasse nella mente di qualcuno) e ha fatto chiaramente intendere che altri qualificanti traguardi lo attendono nella tornata appena avviata. Certo, il quinquennio che si e appena chiuso, ha visto importanti realizzazioni, ampiamente descritte nel primo articolo di questo numero. Accanto ai tanti obiettivi raggiunti, andrebbero citati anche i servizi incrementati sul territorio (specie sul fronte delicato della socialita), lo sforzo per ridurre consistentemente le liste d?attesa, la copertura dei posti in organico mancanti, ecc. Insomma, dentro il panorama complicato e complesso quale e il mondo della nostra sanita, ci sono ragioni motivate per guardare con fiducia alla possibilita reale di essere curati e bene anche in Valle.

Ma adesso, si diceva, bisogna guardare avanti. Nella citata conferenza stampa Foschini ha indicato altri traguardi (questi elencati a pag. 7) tra i quali voglio riprendere quello del Servizio di Radioterapia per la cui realizzazione la Fondazione
Zaleski ha dato un generoso contributo finanziario, che pero purtroppo non basta. Occorrono altre risorse. E cosi anche per gli altri importanti obiettivi, sono necessarie risorse finanziarie aggiuntive. Il Direttore ha scelto di impostare un'azione a 360 gradi: premere, come si suol dire, in Regione per avere finanziamenti adeguati, potendo in questo contare sulla sensibilita degli uomini delle istituzioni valligiane, regionali e nazionali in un costante rapporto di leale condivisa responsabilita.

Ma occorre anche ottimizzare le risorse disponibili, ad esempio il lascito Sangalli che oggi non rende nulla e che invece potrebbe rappresentare un apporto significativo nel finanziamento di opere come quelle ricordate, senza per questo cancellare la memoria della Donatrice. Anzi, quella memoria rivivrebbe nella riconoscenza di tante donne costrette a
rivolgersi a Brescia per la loro cura. E parlando dell'ospedale di Edolo, dopo gli interventi di questi anni che l?hanno decisamente riqualificato, quel presidio, nei programmi di Foschini, potrebbe e dovrebbe diventare avamposto di ricerca e di specializzazione universitaria, specie nella traumatologia, visto il contesto particolare e intervallivo nel quale opera.

Come si vede, idee e azioni sono impostate nella sacrosanta, doverosa e obbligata direzione di fare della sanita camuna una sanita che risponda adeguatamente e tempestivamente a tutte le domande del territorio e della sua gente.