Gli screening oncologiciDiagnosi precoce del carcinoma della mammella, della cervice uterina e del colon retto . Diagnosi precoce: applicazione di un test diagnostico ad una persona asintomatica (che non accusa nessun disturbo o sintomo) con l'obiettivo di individuare una malattia in una fase precoce, prima che questa si manifesti con dei disturbi. Programma di screening: è un intervento sanitario, attuato su una popolazione sana, che ha lo scopo di effettuare una diagnosi precoce di una data malattia attraverso l’effettuazione di un esame (test di screening). La popolazione di solito viene invitata per lettera ad effettuare il test, che generalmente consiste in un esame semplice e di facile esecuzione. Lo screening, essendo rivolto ad un gran numero di persone: - deve essere un intervento che abbia prevalentemente effetti positivi per la salute della popolazione a cui è rivolto
- ha un costo elevato per il sistema sanitario.
Per questi motivi, lo screening, per essere applicato, deve essere efficace, cioè capace di cambiare la storia naturale della malattia, salvando la vita a molte persone. I tumori che possono essere oggetto di campagne di prevenzione secondaria (screening) sono: - Il carcinoma della mammella, in cui lo screening è raccomandato nelle donne di età 50-69 anni
- Il carcinoma della cervice uterina, nelle donne di età 25-64 anni
- Il carcinoma del colon retto, negli uomini e nelle donne di età 50-69 anni
Per ulteriori approfondimenti: http://www.osservatorionazionalescreening.it/ons/ons_indice.htm http://www.gisci.it/ http://www.gisma.it/ http://www.giscor.it/
Il carcinoma della mammella Il carcinoma della mammella è una malattia frequente tra le donne dei Paesi occidentali. In Italia colpisce ogni anno oltre 30.000 persone ed è la prima causa di morte per tumore tra le donne. Numerosi studi ed alcuni decenni di esperienza hanno dimostrato che nelle popolazioni sottoposte a screening del tumore della mammella la mortalità per questa causa diminuisce, i trattamenti chirurgici sono più limitati, i risultati a lungo termine del trattamento sono migliori. L’ASL di Vallecamonica-Sebino ha attivato a partire dal mese di ottobre del 2001 un programma di screening mammografico che si rivolge a tutte le donne residenti dell’ASL di età compresa tra 50 e 69 anni, perché numerosi studi hanno dimostrato che la mammografia ripetuta ogni due anni è particolarmente efficace, in questa fascia d’età, per ridurre la mortalità per tumore al seno. Partecipano allo screening tutte le donne che non hanno sintomi o segni di malattia al seno; le donne sintomatiche accedono direttamente agli esami specialistici. Lo screening per il tumore al seno consiste nell’esecuzione ogni due anni di una mammografia bilaterale in doppia proiezione (cioè vengono fatte due radiografie per ciascuna mammella da angolazioni diverse). Non viene effettuata la visita da parte del medico. Le mammografie, eseguite da personale tecnico specializzato, vengono successivamente valutate da due radiologi, specificamente competenti in questo settore, che operano indipendentemente l’uno dall’altro. Se anche uno solo dei due radiologi ritiene che la mammografia non sia normale, la donna viene richiamata, presso il centro di secondo livello di Esine, per eseguire ulteriori esami di approfondimento, che consistono, a seconda dei casi, in: visita senologica, ecografia, altra mammografia, prelievo citologico, biopsia, al fine di accertare o escludere la presenza di un tumore. Per le donne più giovani (40-49 anni) non sono attualmente previsti programmi di screening e le donne di questa fascia d’età non sono invitate ad eseguire l’esame, anche se alcuni studi recenti ne sostengono l’utilità. Esse possono scegliere di sottoporsi alla mammografia, dopo adeguata informazione da parte del medico sui benefici e gli eventuali inconvenienti (maggior rischio, rispetto alle donne che fanno la mammografia dopo i 50 anni, di dover effettuare approfondimenti che possono risultare poi non necessari – falsi positivi. Nel caso in cui queste donne decidano di eseguire la mammografia, è consigliabile che la facciano ogni 12-18 mesi. Nell'intervallo di tempo tra una mammografia e l'altra, o in età giovanile, è importante controllare il proprio seno con l’autopalpazione e farsi visitare periodicamente dal proprio medico, in presenza di alterazioni anche minime. Brochure dell'invito
Alcuni consigli utili
Papillomavirus e carcinoma della cervice uterina La diffusione del carcinoma della cervice uterina Il carcinoma della cervice uterina (o del collo dell’utero) è il secondo tumore più frequente nelle donne nel mondo, con circa 500.000 nuovi casi l’anno, l’80% dei quali nei Paesi in via di sviluppo. In questi Paesi rappresenta il primo tumore maligno della donna; l'età di incidenza massima delle forme invasive è intorno ai 45-50 anni. L’incidenza è variabile da nazione a nazione e nei paesi sviluppati è molto meno frequente, in media 7-8 casi/100.000 donne l’anno. In Italia, ogni anno, sono circa 3.500 le donne a cui viene diagnosticato questo tipo di tumore, con un’incidenza media di circa 10 casi ogni 100.000 donne. L’origine del carcinoma della cervice uterina: un’infezione virale Le prove scientifiche che l'infezione da Papilloma virus umano (HPV) sia la causa principale del carcinoma cervicale ha aperto nuovi scenari in termini di prevenzione primaria con la vaccinazione e di prevenzione secondaria con l'applicazione di nuove metodologie di screening. Dagli anni 90 si è dimostrato che il tumore della cervice uterina è connesso a un’infezione persistente da HPV: in particolare da alcuni ceppi ad alto rischio oncogeno (tipi: 16, 18, 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58, 59, 68) che sono in grado di determinare una trasformazione neoplastica delle cellule infettate, integrandosi nel genoma (DNA) cellulare. Tra i tipi ad alto rischio, il 16 e il 18 sono particolarmente "aggressivi" e sono responsabili di circa il 70% dei carcinomi della cervice uterina. Oltre al carcinoma della cervice uterina, gli HPV sono responsabili di altri carcinomi ano genitali (vulva, pene, vagina, ano) e dell'orofaringe. Dall’infezione da HPV al tumore Si tratta di un’infezione a trasmissione sessuale molto frequente soprattutto nelle persone giovani, tanto che il fattore di rischio determinante è proprio il comportamento sessuale. Si ritiene che circa l’80% della popolazione sessualmente attiva contragga l’infezione almeno una volta nella vita. In quasi la metà dei casi, tuttavia, l’infezione da HPV regredisce spontaneamente nell’arco di un anno e oltre l’80% dei casi in due anni. Invece, solo una piccola percentuale di donne sviluppa un’infezione persistente e solo le donne con un’infezione persistente hanno il rischio di sviluppare le lesioni precancerose dell’epitelio cervicale: le CIN (Neoplasia Intraepiteliale Cervicale) di diverso grado di gravità. Le lesioni di basso grado (CIN1) generalmente regrediscono, se la regressione non avviene possono progredire verso lesioni di grado più elevato CIN2/CIN3), che hanno una maggiore probabilità di evolvere fino al carcinoma invasivo. Il tempo necessario per l’eliminazione del virus è legato in primo luogo al fatto che il virus "si nasconde" all'interno delle cellule epiteliali infettate, rendendo difficile il suo riconoscimento da parte dei meccanismi di difesa immunitaria che sono legati all’immunità cellulare (linfociti T) piuttosto che a quella umorale (linfociti B, produttori di anticorpi). La compromissione delle difese immunitarie, e in particolare l’infezione dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV), rappresenta un’ulteriore fattore di rischio non solo per l’acquisizione dell’infezione, ma soprattutto per la sua persistenza nel tempo. La probabilità di progressione delle lesioni è correlata anche ad altri fattori, quali l’elevato numero di partner sessuali, il fumo di sigaretta, l’uso a lungo termine di contraccettivi orali, e la co-infezione con altre infezioni sessualmente trasmesse (Chlamidia trachomatis e Herpes simplex virus tipo 2). Infatti, lo sviluppo del cancro della cervice uterina è un processo lento: occorrono molti anni (10-20 anni) perché una lesione precancerosa diventi carcinoma invasivo. La lentezza del processo consente di identificare precocemente e trattare le lesioni intraepiteliali preneoplastiche più gravi (CIN2+), interrompendo così il processo che dall’infezione da HPV ad alto rischio porta al cancro, nelle donne che partecipano regolarmente ai programmi di screening. Il Pap test Il Pap test in uso da oltre 60 anni, è tutt'ora considerato la misura più efficace per la prevenzione del cancro del collo dell’utero. La protezione fornita da uno screening regolare con un’elevata copertura della popolazione è di oltre il 90%. Il Pap test ad oggi è correntemente utilizzato in tutti i programmi discreening di popolazione a livello nazionale e internazionale. Tuttavia, come tutte le tecniche di screening, presenta dei limiti intrinseci alla metodica. In particolare la sensibilità del Pap-test viene valutata in circa 60-70% per singolo test, compensata tuttavia da un'elevata sensibilità cumulativa (>90% con test ripetuti regolarmente ogni tre anni), compatibile con la lunghissima storia naturale delle lesioni preinvasive della cervice. Inoltre essendo una procedura complessa richiede personale esperto e adeguatamente formato sia nella fase di prelievo che di lettura del Pap test.Nel prossimo futuro, il ruolo del Pap test nella prevenzione dei tumori del collo uterino è sicuramente destinato a cambiare. La scoperta che la maggior parte dei tumori cervicali sono dovuti ai tipi di HPV ad alto rischio, hanno portato allo sviluppo di tecniche diagnostiche molecolari (test HPV) caratterizzate da una sensibilità elevata (superiore al 95%) e al loro utilizzo come metodica di screening. Il Test HPV
Recentemente sono stati pubblicati i risultati di due importanti studi a livello internazionale che hanno paragonato il test per l'HPV con il Pap test. Entrambi questi studi hanno dimostrato che la sensibilità del test HPV per lesioni precancerose di grado medio-alto (CIN2+) è decisamente superiore (dal 51% al 70%) rispetto al Pap test; a 5 anni da un test HPV negativo la frequenza di malattia è circa la metà rispetto ad un Pap test negativo. In Italia si è concluso uno studio di grandi dimensioni NTCC (New Technologies for Cervical Cancer Screening), con circa 100.000 donne arruolate, sulla performance del test HPV: i risultati hanno dimostrato che il test HPV ha una sensibilità nettamente superiore rispetto al Pap test sia nelle donne di età compresa tra i 25 ed i 34 anni sia in quelle di età superiore, confermando i risultati degli studi internazionali. La Vaccinazione contro l’HPV Dal 2008 le adolescenti hanno la possibilità di vaccinarsi gratuitamente per prevenire una parte delle future infezioni dai tipi di HPV 16 e 18 ad elevato rischio oncogeno (circa il 70%). La vaccinazione contro l’HPV è efficace e innocua, per quanto si è visto finora, ed è già stata somministrata a centinaia di migliaia di ragazze in tutto il mondo È da sottolineare che, poiché la vaccinazione non previene la totalità delle infezioni da HPV ad alto rischio, sarà comunque necessario proseguire con l’attività di screening mediante Pap test/test HPV a partire dai 25 anni. Dal Pap test al test HPV L’ASL di Vallecamonica-Sebino ha attuato fin dal 2002 un programma di screening per la prevenzione del carcinoma della cervice uterina mediante Pap test, che ha avuto una soddisfacente risposta sia in termini di partecipazione che in termini di efficacia. L'ASL di Vallecamonica-Sebino ha attivato, a partire dal mese di marzo 2010, il “progetto pilota per l’applicazione controllata del test HPV come test di screening primario nella prevenzione del cervicocarcinoma”. L’iniziativa rientra nell’ambito del più ampio progetto del CCM (Centro Nazionale per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie) a cui l’ASL di Vallecamonica-Sebino ha aderito. Esso costituisce una novità assoluta a livello regionale, in quanto è la prima campagna estesa di screening che utilizza il test HPV per la diagnosi preventiva del cancro della cervice: il test per l’HPV sostituirà il Pap test, che diventa un test complementare, per la conferma della presenza di eventuali alterazioni cellulari nelle donne con HPV positivo. Il test HPV è un esame con prelievo simile al Pap test, indolore e non invasivo; il materiale prelevato non è però letto al microscopio, come nel Pap test, ma utilizzato per la ricerca di papillomavirus (HPV) ad alto rischio oncogeno (tipi: 16, 18, 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58, 59, 68) con un test di laboratorio specifico. Contestualmente al prelievo per il test virale, verrà eseguito uno striscio tradizionale per l’esame citologico, tale vetrino sarà letto solo in caso di positività all'HPV, utilizzando il sistema di refertazione Bethesda 2001 (TBS 2001). Con questo progetto innovativo l’ASL di Vallecamonica-Sebino conferma quindi il proprio impegno nell’attività di screening e più in generale nella prevenzione. Notevole è anche l’impegno finanziario dell’iniziativa, per la quale è stato dato un considerevole apporto dalla Regione Lombardia: quello avviato dall’ASL di Vallecamonica-Sebino è infatti un progetto pilota che sarà utile per valutare l’opportunità di estenderlo alle altre ASL lombarde. In tal modo, questa ASL si allinea alle indicazioni del Piano Nazionale di Prevenzione e si colloca tra le realtà all’avanguardia nella Sanità Pubblica, come dimostra anche lo svolgimento in parallelo di tre programmi di screening (citologico, mammografico, colon-rettale) con buone percentuali di adesione da parte della popolazione. Dal punto di vista organizzativo, la nuova campagna di prevenzione del carcinoma della cervice uterina mediante test HPV si inserisce nell’attività di screening citologico già in corso, fino a oggi svolta mediante Pap test, rivolta alle donne dai 25 ai 64 anni residenti nel territorio dell’ASL, e che rimane allo stato attuale triennale. Brochure dell'invito
Il carcinoma del colon retto Il carcinoma del colon retto è molto frequente. Si manifesta soprattutto a partire dai 50 anni, in entrambi i sessi, in particolare tra le popolazioni con alto tenore di vita. È molto probabile che la malattia possa essere in parte determinata dalle abitudini alimentari. Una dieta ricca di sostanze vegetali e povera di grassi può diminuire il rischio di sviluppare la malattia. In Italia si registrano 27.000 casi e 15.000 decessi l’anno. Tra i tumori è il più frequente negli uomini dopo quello del polmone, nelle donne dopo quello della mammella. È più frequente al Nord e nel Centro Italia: questo dato conferma le ipotesi sulla formazione della malattia in relazione alle abitudini alimentari, poiché al Sud la dieta è meno ricca di grassi animali. È bene rivolgersi al medico curante se si lamentano da diverse settimane disturbi intestinali quali: modificazioni delle abitudini intestinali presenza di sangue nelle feci sensazione di ingombro rettale persistente dopo l’evacuazione
Oggi sappiamo che la malattia può essere diagnosticata precocemente attraverso l’effettuazione di un test per la ricerca del sangue occulto fecale o di esami endoscopici (colonscopia). In Italia, sono in corso programmi di screening per le persone di entrambi i sessi a partire dal 50esimo anno di età. L’ASL di Vallecamonica-Sebino ha attivato il programma di screening tramite la ricerca del sangue occulto fecale. Le persone tra i 50 e i 69 anni vengono invitate ad effettuare l’esame di screening. Coloro che risultano negativi al test sono invitati a ripeterlo ogni 2 anni. Le persone che risultano positive al test (in media circa 5 persone su 100 che eseguono l’esame) devono sottoporsi a ulteriori indagini: colonscopia. La Ricerca del sangue occulto delle feci (FOBT) è l'esame che permette di fare la diagnosi precoce dei tumori del colon-retto. L'esame consiste nel verificare la presenza o meno di sangue nelle feci che non si riesce a vedere a occhio nudo (occulto). Per eseguirlo, è necessario raccogliere un campione di feci mediante un apposito flacone, senza dover osservare alcuna particolare dieta. La raccolta deve essere effettuata a casa ed il campione deve poi essere riconsegnato alla farmacia o al centro screening per le analisi di laboratorio. Si consiglia di eseguire l'esame a uomini e donne di età superiore ai 50 anni e di ripeterlo ogni due anni. Brochure dell'invito
Istruzioni per la raccolta del campione
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